Pachino fu fondata ufficialmente il 21 Luglio 1760 da Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, con Decreto di Ferdinando I di Borbone, Re delle due Sicilie. Il nobile principe, volendo bene auspicare alla nuova comunità, la chiamò Pachino, come se volesse far tornare con il nome lo splendore dell’antica potenza e ricchezza del Promontorium Pachynum.
Pachino sorge nella zona sud-orientale della Sicilia, in provincia di Siracusa, e confina con il comune di Noto a nord, Rosolini ed Ispica ad Ovest, Portopalo a sud ed è bagnato dalle acque del Canale di Sicilia. Il nome prende origine dall'omonimo promontorio tante volte citato nella letteratura classica : Virgilio nell'Eneide, Ovidio nelle Metamorfosi, Tito Livio in « Ab urbe condita», Avieno riferisce « saxosi Pachyni », Nonno Dionisio « spiaggia Pachynia », Cicerone nelle «Verrine» «portu Pachyni », infine anche il sommo poeta Dante, nell'ottavo canto del Paradiso, così cantava: « E la bella Trinacria che caliga fra Pachino e Peloro sopra il golfo che riceve da Euro maggior briga».
Il territorio del comune di Pachino ha una grande importanza dal punto di vista archeologico, soprattutto per il ritrovamento di stazioni delle varie ere preistoriche, dalla paleolitica alla neolitica a quelle dei metalli.
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la grotta Corruggi |
La grotta Corruggi è sita a metà strada tra la frazione di Marzamemi ed il piccolo comune di
Portopalo, in contrada Vulpiglia. Si trova a circa 50 metri dal mare in prossimità del pantano Morghella,. Della grotta si sono occupati diversi studiosi tra cui Von Audrien, berlinese, nel 1878, il trentino Paolo Orsi tra il 1898 e il 1907 e Bernabò Brea tra il 1940 e il 1950.
Oggi l'incuria, l'abbandono, l'assenza colpevole degli Enti Pubblici l'hanno ridotta a ben poca cosa. La sua importanza sta nel fatto che essa, insieme a quella della Sperlinga di San Basilio, presso Novara di Sicilia, è l'unica testimonianza della transizione dal periodo mesolitico a quello neolitico in Sicilia. I materiali ritrovati (piccoli oggetti in pietra di forma geometrizzante: microbulini, lame, punteruoli, grattatoi; tra i resti di pasto: l'Equus Hydruntinus, animale estinto) indicano l' esistenza nel nostro territorio, e forse per la prima volta in Sicilia, di nuclei di popolazioni mesolitiche.
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la grotta di Calafarina |
Nel periodo neolitico questi nuclei si spostarono in un antro più grande e ricettivo, la grotta di Calafarina, situata a poche centinaia di metri dalla grotta Corruggi. Calafarina è caratterizzata da una grande camera che si apre al centro di un lungo corridoio di circa cento metri, da altre camere minori e da numerose entrate. I ritrovamenti (due scheletri preistorici, un'ascia basalitica, un coltello di ossidiana, frammenti di ceramica greca, romana, pre-sicula e sicula, un frammento di lancia bronzea ecc.) ne sono la testimonianza.
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i Cugni di Calafarina |
Nelle vicinanze della grotta, esistono delle necropoli costituiti da tombe a forno e a grotticella, testimonianza del passaggio dal riparo in grotta (Corruggi, Calafarina, Cava Lazzaro in Rosolini) al riparo in villaggi tribali costituiti da capanne costruite su spianate rocciose o sulle sommità delle colline, come dimostrato dal vicino villaggio di Castelluccio in Noto.
PERIODO GRECO
La zona del promontorio di Pachino, prima dell' arrivo dei greci in Sicilia, era stata frequentata da varie popolazioni arrivate per mare e provenienti da diverse aree del bacino del Mediterraneo, allo scopo di esercitare il commercio: i Fenici, i Persiani, i Punici e i Greci. Questi conoscevano bene i diversi porti della nostra area: Porto Ulisse, Porto di Pachino e Porto di Marzamemi.
Nasce così, fra questi popoli, l'idea di cercare nuove terre produttive da coltivare.
Pare non vi sia mai stata una vera città greca nella nostra zona, ma certamente i Greci giunti dall'Ellade dovettero costruire nei pressi del promontorio dei piccoli agglomerati abitativi (fattorie), come testimoniano i numerosi ritrovamenti di ceramica di ogni epoca greca su tutto il territorio pachinese.
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Vista dintorni pantano Morghella |
La città greca più vicina a Pachino fu Eloro (fondata, secondo G. Voza, tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo dai Corinzi di Siracusa), tra Noto e Pachino, con compiti di protezione militare per la difesa di Siracusa sul versante meridionale.
L’espansione siracusana arrivò fino alla costa meridionale dell'isola, passando per il Capo Pachino, fino all'Hipparis (Kamarina), attraverso la cosiddetta Via Elorina di cui sono stati individuati tratti nella zona di Vendicari.
Un'importante collezione di monete greche è esposta al Museo Archeologico di Siracusa e indicata come "ripostiglio di Pachino"; ciò potrebbe dimostrare che la nostra contrada fu terra di commerci e in particolare di vini, come testimonia la presenza di un'ansa di anfora con il marchio di fabbrica Naxos.
Sotto il regno di Ierone II, siracusano, si ebbero insediamenti sul nostro promontorio come è dimostrato dai ruderi ellenistici dei Cugni di Calafarina e dagli avanzi degli impianti mercantili e portuali di Scalo Mandria in Portopalo di Capo Passero.
PERIODO ROMANO
Il promontorio, durante il periodo della Repubblica Romana, assume caratteristiche diverse. Durante la seconda guerra punica (237 201 a.C.) divenne luogo di stanza delle guarnigioni romane a difesa delle coste meridionali. Sin dall'inizio dell'occupazione romana, il promontorio e l'entroterra ebbero grande importanza dal punto di vista agricolo, commerciale e militare, come testimonia la presenza dei numerosi porti.
PERIODO BIZANTINO
Nel periodo dei primi cristiani la nostra zona fu veramente molto importante, come testimoniano le numerose catacombe paleocristiane e le basiliche ipogeiche presenti nelle località di Portopalo, Pachino, Noto, Rosolini ed Avola. Siamo nel periodo in cui si registra, anche nella nostra zona, il fenomeno delle persecuzioni imperiali ad opera dei pretori siracusani.
Il promontorio divenne un' area privilegiata della Prefettura bizantino-siracusana, che aveva bisogno di valorizzare i porti della Sicilia sud orientale per i necessari collegamenti con Bisanzio. Ciò che rimane ancora oggi del periodo bizantino è completamente ignorato per mancanza di testimonianze e documentazione storica del periodo.
L'avvento degli Arabi, a seguire dopo il periodo bizantino, fu un periodo di rilevante importanza per il nostro territorio che nell'anno 836 occupato dai musulmani fu caratterizzato da distruzione e morte. Successivamente gli Arabi insegnarono alle nostre genti a coltivare i campi in modo razionale, a tessere le tele, a conciare le pelli, attività che migliorarono le condizioni economiche della nostra comunità.
Già nel secolo VIII, gli arabi, invasori delle nostro territorio, furono i pionieri di una fiorente pesca organizzata e attrezzata anche con strutture a terra per la lavorazione del prodotto pescato. Ad essi infatti, è accreditata la probabile fondazione della Tonnara di Marzamemi come pure le piccole case dei pescatori che vi sorsero attorno.
Dall’arabo “Marsa-al hamen” tradotto - rada delle tortore - deriva il nome di Marzamemi, come dalla lingua araba deriva la matrice linguistica delle gerarchie marinare e delle imbarcazioni relative adoperate nella pesca del tonno (rais, scieri, musciara…). Anche Portopalo deve il suo nome prima agli arabi che, come riferisce il Fazello nel 1550, la chiamarono “Capu Passulu”, trasformato nel medioevo in “Portus Palorum”, per significare che venivano costruite palizzate all’apparire degli invasori.
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Le notizie storiche documentate sulla tonnara di Marzamemi iniziano nel 1648 anche se si presume che esistesse già da prima. Il villaggio vero e proprio inizia la sua comparsa solo nel 1756 allorchè i Nicolaci di Villadorata fecero costruire la casa padronale, la chiesetta e gran parte delle casette per accogliere stabilmente le famiglie dei tonnaroti, carpentieri, calafatari e tutte quelle persone che prima vi abitavano solo stagionalmente e che provenivano dalle vicine Siracusa, Avola e Augusta.
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Cappella e Casa dei Villadorata a Mrzamemi
Realizzare un centro marinaro a Marzamemi- già porto sicuro per Fenici, Greci, Romani e Bizantini- nel disegno di Gaetano Starrabba, fondatore di Pachino, significava poter fruire di un porto, anche se non grande, sicuramente importante per la nuova comunità urbana, con una prospettiva economica interessante. Ma Don Gaetano dovette rinunciare a tale proposito per ordine del re di Napoli. Solo nel 1876, sindaco Nunzio Costa Quartarone, si deliberarono lire 2000 per il progetto di un vero porto nella rada di Marzamemi.
PERIODI NORMANNO, SVEVO, ANGIOINO
Nel 1061, a seguito della cacciata degli Arabi dalla Sicilia, la nostra zona fu ripartita fra i compagni d'armi di Ruggero, il cui figlio fu nominato dal padre primo duca di Noto; successivamente alcune terre fra cui Avola e il nostro promontorio passarono al normanno Orlando Landolina.
Risale a questo periodo la nascita del feudo Scibino su cui sorgerà Pchino e quindi la realizzazione della torre Scibini, simbolo della città, che assieme alle torri di Portopalo, Vendicari ed Eloro fece parte del sistema di segnalazione dell'eventuale presenza di navi pirati nei nostri mari.
PERIODO DEL VICEREGNO SPAGNOLO
Questo periodo fu caratterizzato dalla costruzione di una fortezza sull’isolotto di Portopalo, per opera di Carlo V di Spagna, per respingere i pirati dalle coste.
PERIODO BORBONICO E NOVECENTO
Dopo la breve appartenenza alla casa Savoia (1713 - 1720) e a quella degli Asburgo (1720 - 1734
la Sicilia passò ai Borboni con re Carlo III. Nel 1755 la baronia passò a Gaetano Maria Starrabba Calafato. Questi, collaborato dal fratello Vincenzo, fu l'artefice della fondazione dell'odierna Pachino che avvenne ufficialmente il 21 Luglio del 1760 con Decreto di Ferdinando I di Borbone, Re delle due Sicilie . Il disegno urbano di questa nuova città si ispirò al principio del massimo sfruttamento dello spazio, con uno schema a scacchiera ortogonale, con diverse varianti, quasi sempre con una vasta piazza al centro su cui si affacciavano gli edifici più rappresentativi e le sedi del potere: la Chiesa del SS. Crocifisso (1790), il Palazzo signorile, il forno comune; il tessuto abitativo era costituito da isolati quadrati o rettangolari spesso con cortile centrale, i quali venivano suddivisi in lotti per le abitazioni. Il disegno della sua pianta, secondo gli storici locali, fu redatto dal geometra di Piazza Armerina Gaspare Garrano.
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Il nuovo centro fu abitato da persone provenienti dall’Albania, da Malta, come si può costatare dalla persistenza a tutt'oggi di taluni cognomi tipici, come Boager, Borgh, Micalef, Meilach e in gran parte dalla zona limitrofa di Spaccaforno.
Pachino diventa ben presto un grosso centro agricolo dove si produce grano,cotone e vino ed usa il porto di Marzamemi (Balata) per gli scambi commerciali via mare.
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